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12.6.15

Nativi digitali: oltre il recinto della Generazione Google


Facebook per molti utenti è l'unico sito visitato, tanto da essere per molti sinonimo e sostituto integrale di Internet. Qui le regole d'uso vengono decise unilateralmente, senza dibattito [...] È un ambiente chiuso, controllato secondo criteri bizzarri e soprattutto insindacabili. Il parco pubblico è stato sostituito dal centro commerciale. E ad un miliardo e cento milioni di utenti questo va benissimo.

I dati indicano che stiamo rinunciando progressivamente agli elementi tecnici fondamentali che hanno permesso lo sviluppo della Rete, sostituendoli con un ecosistema hardware e software progressivamente sempre più chiuso. La mia preoccupazione è che tutto questo non crea nativi digitali. Crea polli di batteria
 
Cosi` si chiude l'articolo di Paolo Attivissimo sui (falsi) nativi digitali, su quelli che per molti genitori sono piccoli Mozart della tecnologia capaci di maneggiare con naturalezza dispositivi piatti e lucidi e di navigare senza impacci in un mare di icone quadrate.

Ma fra queste icone non si cela la conoscenza.

Gli smartphone e tutti i dispositivi che molti di noi definiscono perfino intimi nonostante rendono la connessione al web trasparente, impalpabile, sono scatole chiuse sia fisicamente che legalmente, e ci privano quindi della possibilita` (e del diritto) di smontare, aprire, guardare e diventare hacker (nel senso originario del termine).

I dispositivi mobili non stanno costruendo la strada verso la conoscenza e la liberta` democratica, stanno fissando attorno a noi un alto recinto protetto dal falso mito di un Web 2.0 democratico.


Chi trova un amico... trova un business


Nel 1970 gli sviluppatori del sistema Xerox Star introdussero nei loro sistema il Desktop.
 La “scrivania” non e` altro che una metafora che venne usata da Alan Kay e dal centro di ricerca Xerox per poter permettere agli utenti di orientarsi in un ambiente del tutto estraneo utilizzando metafore che si ricollegano ad oggetti del tutto conosciuti.
40 anni dopo il desktop e` praticamente scomparso, non serve perche` ormai i nuovi dispositivi portatili sono fool-proof (almeno per i “nativi digitali”) ed invece si e` affermata una nuova metafora vincente: l'amicizia.

L'amicizia e` la metafora che alimenta il business delle piattaforme nel mondo del web sociale, e le stesse piattaforme agiscono da filtro per la nostra esperienza nel web e nel mondo reale. Cosi` come i fotografi con la passione e l'esperienza sviluppano l'occhio da inquadratura, i “nativi digitali” acquisiscono l'occhio da social, quella skill che permette loro di riconoscere l'occasione giusta per misurarsi con una condivisione in piu`.

Ma la metafora dell'amicizia sta anche alimentando attorno a noi una “filter bubble” che attraverso algoritmi sceglie cosa nasconderci. La ricerca di Google, in generale tutto il web della “smart personalization”, come definito da Eli Pariser nel suo libro "What the Internet is hiding from you", non fa altro che restituirci una ricerca distorta e chiusa tra noi e i nostri amici, dei risultati che “sono percepiti” come migliori.

Inoltre cosa succede quando, cosi` come lo studente reputato dal professore poco intelligente finisce per agire come tale, il nostro motore di ricerca e il nostro social network decidono chi siamo?


Che la rete non ci catturi


dsully: please describe web 2.0 to me in 2 sentences or less.
jwb: you make all the content. they keep all the revenue - bash.org

Se il Web di Tim Berners Lee era il Web della possibilita`, il Web 2.0 e` il Web della consapevolezza.
Dobbiamo imparare a tracciare un confine fra noi e le piattaforme, dobbiamo capire quanto sono alti i muri che “gli ecosistemi digitali”, termine quanto mai improprio, costruiscono attorno a noi, dobbiamo sapere quali dati sono nostri, quali dati possiamo barattare.

Per evitare che il servizio ci trasformi in servitori.

Per evitare che la piattaforma si trasformi in una gabbia dorata.

E soprattutto perche` per pensare digitale e` comunque necessario prima pensare.

fonte
Nei prossimi anni si creera` un divario sempre piu` ampio fra chi ha scelto come modellare la propria identita` digitale e chi, invece, non ha lo sguardo piu` lungo del suo schermo e si lascia guidare da un meccanicismo acritico quanto mai radicato nella moderna societa` dei consumi.

La strada per la riduzione del divario digitale e la democratizzazione del web passa per le scuole e l'istruzione, forse uno dei pochi settori dove le istituzioni pubbliche hanno piu` potere della macchina del denaro della Silicon Valley.

Francesco Mecca

1.6.15

La taglia unica del Web 2.0

In questo discorso al summit Web 2.0 del 2011 Chris Poole, il fondatore di 4chan, riflette sul concetto di identita` e di come stia cambiando con l'introduzione del Web 2.0.

Nel mare di Internet assistiamo a due spiagge molto lontane che delimitano lo spazio della nostra attivita`: l'anonimato e l'identita` virtuale (che ci identifica nel mondo reale).

E` un po` come misurare i due poli opposti, Facebook e Google Plus che richiedono il tuo nome vero e quindi ogni attivita` online e` un riflesso del proprio io reale, e 4chan, una delle poche risorse anonime nel Web che permette a ciascun utente di fare post anonimi e discutere quindi senza una forma di censura.

 

The core problem is not the audience, is who you share out

Secondo Chris Poole, quando Google introdusse sul proprio social network la feature “circles”, ovvero la possibilita` di condividere i propri post solo con una parte dei propri followers (l'equivalente delle smart list di Facebook), si e` perso di vista il problema principale, ovvero che non importa l'audience bensi` quale versione di te condividi ).

fonte
Il Chris che parla al summit e` un Chris diverso dal Chris figlio, Chris fondatore di una startup, Chris admin di 4chan e magari, in un ipotetico futuro, Chris padre.
L' identita` e` un prisma.
Facebook e gli altri giganti del web vogliono invece essere uno specchio della nostra identita`.

One size fits all

Il modello della taglia unica e` completamente opposto al principio per cui molte persone gestiscono vari account online. Su ogni account scegli di mostrare una parte di te e con il tempo ti costruisci un'identita` unica ed altrettanto vera.
E` preoccupante che con il passare del tempo queste possibilita` vengano erose dai giganti del web.

Spostiamo la nostra attenzione sulle generazioni future: da giovani si compiono naturalmente degli errori che poi ci lasciamo alle spalle crescendo.

In un mondo dove la linea offline/online sta sbiadendo e non si puo` prendere le distanze da una monolitica identita` virtuale non solo perdiamo la possibilita` di lasciarci alle spalle delle scelte o degli sbagli, ma corriamo incontro al rischio di veder scomparire ogni sfumatura della nostra personalita`.






Francesco Mecca