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19.4.15

Suicide Linux




Sai come qualche volta se sbagli a digitare il nome di un file nella bash, questa corregge il tuo spelling e fa comunque partire il comando? Come quando si cambia directory, o si apre un file.

Io ho inventato Suicide Linux. Ogni volta -ogni volta- scrivi qualsiasi comando remoto non corretto, l’interprete lo risolve creativamente in un rm –rf / e pulisce il tuo hard drive.

È un gioco. Come camminare sul filo di un rasoio. Devi vedere quanto a lungo puoi continuare a usare il sistema operativo prima di perdere tutti i tuoi dati.

fonte


Aggiornamento 2011-12-26

Suicide Linux ora sembra essere un pacchetto di Debian. Spettacolare!

Una video dimostrazione è disponibile. La reazione del sistema operativo è attualmente piuttosto deludente. Penseresti che il sistema operativo faccia spuntare alcuni errori piuttosto urgenti se vai in giro a cancellare parti di esso?

Forse rm –rf / dovrebbe essere rimpiazzato con qualcosa che abbia impostato più flags dettagliati. In questo modo, quando esegui un comando sbagliato, ti viene detto immediatamente che le cose stanno per essere cancellate e tu hai una possibilità di combattere per annullare l’operazione prima che il tuo sistema diventi inoperabile. Questo ti permette di vedere quanto a lungo puoi lavorare e quanti documenti puoi perdere prima che il sistema fallisca interamente.

Un altro, un suggerimento un po’ più serio, se Suicide Linux cancella in maniera casuale un singolo file senza dirtelo ogni volta che fai un errore tipografico, può essere uno sguardo interessante nella stabilità del tuo sistema operativo e uno strumento educativo per la diagnosi e la riparazione dei sistemi corrotti. Non sto pretendendo che Suicide Linux abbia qualche merito genuino, certamente.

Aggiornamento 2015-04-18

La funzionalità correzione automatica che io ho originariamente descritto qui fu una caratteristica del primo sistema Linux che io abbia mai usato, così ho assunto che fosse come ogni sistema Linux lavorato di default. Da quando sono venuto a conoscenza che è un doodad extra completamente opzionale.



Gabriele Corso 

12.4.15

Facciamo luce sui profili ombra

La BPC, Belgian Privacy Commision, il 31 marzo ha pubblicato un documento investigativo sulle policy di Facebook e da questa indagine e` emersa una violazione delle leggi europee sul tracciamento online.

Ogni volta che un utente non loggato, o perfino senza account sul social network, visita una pagina che incorpora il bottone “like” o altri plugin sociali riceve un piccolo file di testo chiamato cookie che incorpora una miriade di informazioni e la propria attivita` online in toto. Anche se si ha scelto per l'opt out un particolare cookie chiamato 'datr' contenente un ID unico viene scaricato e mantenuto nella cache del browser identificando il computer dell'utente in maniera indistinguibile.
Per quale motivo Facebook usa questo sistema di tracciamento?


Foto di PoL Úbeda Hervas 


Questo metodo di raccolta dati permette all'azienda di Mountan View di creare profili ombra a loro volta integrati dai dati forniti da altri utenti.

Uno “shadow profile” e` un file archiviato nei server di Facebook e collegato univocamente ad un utente online: non e` assolutamente differente da un profilo vero e proprio se non che non e` pubblico e generato ad insaputa del proprietario dei dati.

Quando un membro di Facebook installa sul proprio smartphone l'app ufficiale acconsente alla lettura (e all'archiviazione) dei propri contatti, dell'elenco chiamate, la lettura degli sms e nei file archiviati nella scheda SD e l'accesso a praticamente tutte le funzione del dispositivo di tracciamento smartphone.
In questo modo ed attraverso i cookie Facebook riesce a riunire la maggior parte delle informazioni personali di utenti non iscritti, tra cui gli indirizzi mail, i numeri di telefono, le foto di altri membri iscritti, in alcuni casi perfino l'indirizzo di casa e informazioni di lavoro.


Permessi dell'app di Facebook su Android


Chi ha il controllo su questi dati?

Non di certo l'utente che viene profilato a sua insaputa, ma le compagnie di advertising (a breve il lancio della piattaforma omniseziente ATLAS), le agenzie governative e Facebook stessa che si scusa dicendo che i dati vengono “inclusi”, non “raccolti” (“Additionally, no other types of personal or financial information were included”).

C'e` scampo al potere di Facebook? C'e` una via di fuga dal web sociale per chi vuole rimanere una persona non un prodotto? A 10 anni da quando TimO'Reilly conio` la fatidica espressione “Web 2.0” l'utente consapevole si trova ad un bivio dove ogni scelta e` in perdita.



Francesco Mecca